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Come agisce la cannabis light sul nostro cervello. Scopriamolo con Weedy Point

ll CBD o cannabidiolo è un principio attivo che si presta per una vasta gamma di applicazioni terapeutiche che vale la pena conoscere a fondo. A tale proposito, diamo uno sguardo più da vicino a ciò che la scienza ha scoperto in merito ai benefici del CBD sul cervello umano.

Come agisce il CBD sul cervello?
I benefici del CBD sul cervello sono prodotti attraverso vari percorsi molecolari. Sebbene non si leghi realmente con due dei recettori cannabinoidi CB1 e CB2, agisce attraverso diversi canali indipendenti dagli stessi recettori. Il CBD migliora e inibisce l’azione legante di alcuni di questi accoppiati alle proteine, e si rivolge a un recettore specifico della serotonina del tipo 1A. La sua affinità con questo recettore è associata a molte proprietà terapeutiche del CBD. Gli effetti neurologici unici del CBD offrono sollievo e nel contempo evitano il rischio di rilascio di ormoni come il cortisolo, che è responsabile del metabolismo e delle reazioni allo stress e dell’ossitocina che influisce sul comportamento sociale. I recettori della serotonina influenzano anche l’umore, la cognizione e l’appetito di una persona.

Benefici del CBD sul cervello
Altri benefici del CBD sul cervello sono: migliorare l’attivazione dei recettori della serotonina 1A ( effetto che supporta la teoria di come il CBD impedisca determinati problemi e disturbi come il dolore neuropatico, l’ansia, la depressione, la schizofrenia e la nausea da chemioterapia). Il CBD si lega anche ad altri recettori TRPV1 che sono chiamati vanilloidi, e quindi consente di ottenere un effetto terapeutico soddisfacente. I TRPV1 svolgono un ruolo nella termoregolazione nell’infiammazione e nella percezione del dolore. Tra gli altri recettori vale la pena citare quelli attivati dal proliferatore di perossisomi (PPAR) noti anche come “recettori nucleari”, che si trovano sulla superficie del nucleo della cellula e che sono stimolati dal CBD per produrre un effetto antitumorale. Quando si attiva un recettore noto come PPAR-gamma, inizia un effetto antiproliferativo che provoca la regressione dei tumori nelle linee cellulari polmonari.

I benefici del CBD sul cervello possono aiutare gli individui ad affrontare problemi sia fisici che psicologici tra cui:

• Ansia, stress e depressione
• Epilessia
• Qualità del sonno

CBD effetti positivi sull’ansia
Mentre il THC può amplificare gli stati di ansia in alcune persone, il CBD è uno dei rimedi più efficaci, anche in presenza casi gravi. Gli effetti positivi in campo neurologico del CBD in tal caso si possono tranquillamente equiparare a trattamenti a base di farmaci.

CBD effetti sull’epilessia
Un altro specifico studio sui benefici del CBD sul cervello ha dimostrato la sua grande efficacia nel curare l’epilessia e altri disturbi neuropsichiatrici.

CBD effetti benefici sul sonno
La terza proprietà terapeutica del CBD va rilevata anche per quanto riguarda la qualità del sonno. Dal momento che il CBD può aiutare a ridurre l’ansia, a sua volta può servire anche per chi ha difficoltà a conciliare il sonno. Infatti, può aumentarne la quantità complessiva sopprimendo l’insonnia. A un piccolo dosaggio, la CBD induce la veglia e riduce la sonnolenza diurna, ma le dosi massicce impiegate poche ore prima di andare a dormire hanno un effetto equilibrante che spesso porta ad una buona notte di sonno.

Cosa rende il CBD diverso da altri cannabinoidi?
Il CBD, a differenza dell’altro principale principio attivo presente nella pianta della canapa, il THC, non è psicoattivo quindi non induce ad alcun stato di alterazione mentale. L’unica interazione del CBD con il cervello umano porta a un enorme beneficio in presenza di stati d’ansia. Il CBD è noto per avere diverse proprietà terapeutiche, tra cui l’azione neuro-protettiva; infatti, potrebbe rivelarsi utile quando si trattano malattie neurologiche poiché protegge le cellule dalla degenerazione. In uno studio sull’Alzheimer si è constatato che il CBD ne ostacolava lo sviluppo.

Gli effetti analgesici del CBD
Un’altra eccellente proprietà del CBD riguarda gli effetti analgesici. Infatti è stato dimostrato che è in grado di inibire la trasmissione neuronale senza causare tolleranza analgesica. Per questo motivo, i ricercatori affermano che il CBD e gli altri cannabinoidi possono essere utilizzati come base per il trattamento del dolore cronico. Sempre in merito alle proprietà benefiche del cannabidiolo in oggetto, è importante sottolineare che recenti studi hanno dimostrato che dosi molto elevate di CBD non hanno effetti tossici negli esseri umani, e che potrebbero essere utilizzate per inibire la crescita delle cellule tumorali.

Il CBD per curare e prevenire
Mentre la maggior parte degli studi si è concentrata sulla comprensione del THC, il cannabidiolo ha nel frattempo mostrato costantemente un grande potenziale per quanto riguarda i suoi usi terapeutici. È importante quindi comprenderne tutte le proprietà in modo che lo si possa usare per aiutare il corpo a vivere in salute e senza fastidiose patologie che poi creano a loro volta stati depressivi e portano persino a mancanza di autostima.

CBD e Cannabis effetti positivi
Il CBD è il principale componente della Cannabis legale (cannabis light o marijuana legale) perciò tutti gli effetti benefici del CBD si applicano all’utilizzo di cannabis light ricca di questo magico componente.

 

Weedy Point informa che ha provveduto a abbassare i prezzi delle migliori selezioni di cannabis mantenendo invariata la qualità delle genetiche, per dare la possibilità a chiunque di provare e gustare le migliori scelte.

Chiunque voglia chiedere informazioni può contattare Weedy Point al 349 1513651.

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Il negozio, aperto h24, è in via Turati 101 a Porto d’Ascoli.

Emicrania? La cannabis light può essere un rimedio. Ce ne parla Weedy Point

Il CBD è potenzialmente in grado di alleviare tantissimi disturbi, tra cui l’emicrania.

È stato dimostrato che il CBD mantiene costanti i livelli di anandamide all’esterno della membrana cellulare, impedendone l’assorbimento. Tale processo potrebbe alleviare il dolore causato dall’emicrania. Il CBD, o cannabidiolo, è una delle molecole appartenenti alla famiglia dei cannabinoidi. Queste sostanze vengono principalmente prodotte dai tricomi della pianta di cannabis, e sembrano racchiudere innumerevoli effetti terapeutici. Il CBD ha ottenuto molta popolarità grazie alla sua capacità di trattare i sintomi di vari disturbi. Ha dimostrato un’azione antinfiammatoria, antiossidante, anti-convulsiva, e neuroprotettiva.

Il CBD ha ottenuto un’enorme popolarità non appena le testimonianze aneddotiche relative ai suoi effetti sono state diffuse sui media mainstream. Gli esperti pubblicano costantemente articoli sui presunti meccanismi d’azione della molecola, e stanno esaminando l’influsso del cannabinoide su modelli di infiammazione, stress ossidativo e convulsioni. Essendo privo di effetti inebrianti, il CBD è più facile da studiare ed è maggiormente accettato dal pubblico, rispetto al THC.

Tuttavia, gli scienziati stanno ancora analizzando solo la punta dell’iceberg. Devono ancora scoprire in che modo il CBD agisce nell’organismo, e gli studi clinici sono ancora limitati. Alcune ricerche hanno testato gli effetti della cannabis ricca di THC sui modelli di emicrania, ma la pianta contiene centinaia di composti fitochimici, inclusi cannabinoidi e terpeni, ognuno dei quali agisce in modo differente.

Di seguito, scoprirete tutto ciò che c’è da sapere sull’emicrania e le più recenti scoperte scientifiche sull’argomento.

 

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Osteoporosi, la cannabis light può essere d’aiuto. Ce ne parla Weedy Point

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della densità ossea. Questa patologia è causata da diversi fattori, tra cui invecchiamento, fumo, alcuni farmaci, sedentarietà e variazioni ormonali legate alla menopausa. Dal momento che il SEC influisce sul rimodellamento delle ossa, gli scienziati considerano questo sistema come un potenziale obiettivo terapeutico per la gestione della malattia.

Come accennato in precedenza, l’attivazione del recettore CB2 stimola un aumento della densità ossea. Quindi, i cannabinoidi che interagiscono con questo recettore potrebbero contribuire a trattare l’osteoporosi. Tuttavia, il discorso diventa più complicato quando si osservano i vari cannabinoidi, e i rispettivi meccanismi d’azione.

I principali endocannabinoidi prodotti dal corpo umano (anandamide e 2-AG) interagiscono sia con i recettori CB1 che con i recettori CB2. Ad ogni modo, l’anandamide si lega anche al TRPV1, un recettore associato alla riduzione del tessuto osseo.

Quando si parla di cannabis terapeutica, l’interesse scientifico si concentra soprattutto su THC e CBD. Il THC si lega ai recettori CB1 e CB2, mentre il CBD si lega al TRPV1 ed aumenta i livelli di anandamide nell’organismo. Tutte queste molecole generano effetti diversi tra loro, che potrebbero risultare sia positivi che negativi per il trattamento dell’osteoporosi.

Tuttavia, un altro cannabinoide potrebbe rivelarsi decisamente più efficace. Il terpene-cannabinoide beta-cariofillene si lega direttamente ai recettori CB2, senza attivare né i CB1, né i TRPV1. Per questa ragione, gli scienziati stanno valutando la sua capacità di promuovere l’attività degli osteoblasti e favorire la mineralizzazione delle ossa.

Marijuana ed artrite reumatoide
L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni (strutture che connettono le estremità di due ossa). Sintomi come gonfiore, arrossamento e riduzione della mobilità emergono quando il sistema immunitario non riconosce i tessuti dell’organismo e li attacca come fossero corpi estranei. Questo assalto continuo danneggia il rivestimento dell’articolazione, fino a causare erosione e deformazione dell’osso.

Gli esperti stanno iniziando a considerare i recettori del SEC come obiettivi terapeutici per il trattamento dell’artrite reumatoide. A quanto pare, questo vasto apparato svolge un ruolo fondamentale nei processi fisiologici che causano la patologia ed alcuni componenti del SEC potrebbero attenuare l’infiammazione della membrana sinoviale[2] e la distruzione della cartilagine.

Per comprendere meglio l’importanza del SEC nel trattamento dell’artrite reumatoide, dobbiamo prima analizzare il ruolo dei sinoviociti simil-fibroblasti (FLS). Queste cellule sono le principali responsabili della patologia. Esse “alimentano” la distruzione delle articolazioni, producendo proteine infiammatorie ed amplificando la lesione. È interessante notare che i pazienti affetti da artrite reumatoide presentano una maggiore espressione del recettore CB2 nelle cellule FLS.

Gli scienziati hanno scoperto che attivando tale recettore è possibile ridurre la produzione di proteine dannose. Le attuali ricerche stanno esaminando l’azione dei cannabinoidi su questo interessante recettore. Ad esempio, alcuni studiosi italiani stanno valutando la capacità del beta-cariofillene di limitare i danni alle articolazioni[3] tramite i recettori CB2 e i PPAR (un altro gruppo di recettori del SEC).

Cannabis e fratture
Il SEC regola il rimodellamento osseo, pertanto può influire anche sulla guarigione delle fratture. Una guarigione rapida consentirebbe agli atleti di tornare a gareggiare in breve tempo e ai soggetti anziani di recuperare velocemente la mobilità dopo una caduta.

La ricerca scientifica non è ancora giunta a conclusioni definitive ma, secondo gli esperti, il CBD potrebbe rappresentare un potenziale strumento per la guarigione delle fratture. Questo cannabinoide, privo di effetti psicotropi, non mostra una particolare affinità nei confronti dei recettori CB2. Tuttavia, l’obiettivo è determinare se la molecola possa stimolare la produzione di collagene e, quindi, favorire la guarigione tramite diversi meccanismi d’azione. Occorre comunque valutare in che modo il CBD possa favorire l’espressione dei geni ed innescare un effetto domino capace di supportare la formazione di collagene.

Differenze tra THC e CBD per la salute delle ossa
Per risolvere tale quesito, è necessario svolgere test approfonditi su soggetti umani. Al momento, i cannabinoidi più utili per la salute delle ossa sembrano essere il CBD e il beta-cariofillene. Studi in corso stanno testando miscele di CBD e THC, così come il CBD da solo, in modelli cellulari di guarigione delle fratture.

Probabilmente, in futuro la cannabis ricoprirà un ruolo chiave nella salute delle ossa. Il SEC è profondamente coinvolto nel mantenimento di ossa forti e nelle patologie ossee, pertanto i cannabinoidi sono i candidati ideali per modulare questo importante sistema. Nei prossimi anni, gli studi su esseri umani potrebbero confermare gli effetti delle molecole della cannabis su densità e salute ossea.

 

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I benefici della cannabis light sul cervello. Scopriamoli con Weedy Point

ll CBD o cannabidiolo è un principio attivo che si presta per una vasta gamma di applicazioni terapeutiche che vale la pena conoscere a fondo. A tale proposito, diamo uno sguardo più da vicino a ciò che la scienza ha scoperto in merito ai benefici del CBD sul cervello umano.

Come agisce il CBD sul cervello?
I benefici del CBD sul cervello sono prodotti attraverso vari percorsi molecolari. Sebbene non si leghi realmente con due dei recettori cannabinoidi CB1 e CB2, agisce attraverso diversi canali indipendenti dagli stessi recettori. Il CBD migliora e inibisce l’azione legante di alcuni di questi accoppiati alle proteine, e si rivolge a un recettore specifico della serotonina del tipo 1A. La sua affinità con questo recettore è associata a molte proprietà terapeutiche del CBD. Gli effetti neurologici unici del CBD offrono sollievo e nel contempo evitano il rischio di rilascio di ormoni come il cortisolo, che è responsabile del metabolismo e delle reazioni allo stress e dell’ossitocina che influisce sul comportamento sociale. I recettori della serotonina influenzano anche l’umore, la cognizione e l’appetito di una persona.

Benefici del CBD sul cervello
Altri benefici del CBD sul cervello sono: migliorare l’attivazione dei recettori della serotonina 1A ( effetto che supporta la teoria di come il CBD impedisca determinati problemi e disturbi come il dolore neuropatico, l’ansia, la depressione, la schizofrenia e la nausea da chemioterapia). Il CBD si lega anche ad altri recettori TRPV1 che sono chiamati vanilloidi, e quindi consente di ottenere un effetto terapeutico soddisfacente. I TRPV1 svolgono un ruolo nella termoregolazione nell’infiammazione e nella percezione del dolore. Tra gli altri recettori vale la pena citare quelli attivati dal proliferatore di perossisomi (PPAR) noti anche come “recettori nucleari”, che si trovano sulla superficie del nucleo della cellula e che sono stimolati dal CBD per produrre un effetto antitumorale. Quando si attiva un recettore noto come PPAR-gamma, inizia un effetto antiproliferativo che provoca la regressione dei tumori nelle linee cellulari polmonari.

I benefici del CBD sul cervello possono aiutare gli individui ad affrontare problemi sia fisici che psicologici tra cui:

• Ansia, stress e depressione
• Epilessia
• Qualità del sonno

CBD effetti positivi sull’ansia
Mentre il THC può amplificare gli stati di ansia in alcune persone, il CBD è uno dei rimedi più efficaci, anche in presenza casi gravi. Gli effetti positivi in campo neurologico del CBD in tal caso si possono tranquillamente equiparare a trattamenti a base di farmaci.

CBD effetti sull’epilessia
Un altro specifico studio sui benefici del CBD sul cervello ha dimostrato la sua grande efficacia nel curare l’epilessia e altri disturbi neuropsichiatrici.

CBD effetti benefici sul sonno
La terza proprietà terapeutica del CBD va rilevata anche per quanto riguarda la qualità del sonno. Dal momento che il CBD può aiutare a ridurre l’ansia, a sua volta può servire anche per chi ha difficoltà a conciliare il sonno. Infatti, può aumentarne la quantità complessiva sopprimendo l’insonnia. A un piccolo dosaggio, la CBD induce la veglia e riduce la sonnolenza diurna, ma le dosi massicce impiegate poche ore prima di andare a dormire hanno un effetto equilibrante che spesso porta ad una buona notte di sonno.

Cosa rende il CBD diverso da altri cannabinoidi?
Il CBD, a differenza dell’altro principale principio attivo presente nella pianta della canapa, il THC, non è psicoattivo quindi non induce ad alcun stato di alterazione mentale. L’unica interazione del CBD con il cervello umano porta a un enorme beneficio in presenza di stati d’ansia. Il CBD è noto per avere diverse proprietà terapeutiche, tra cui l’azione neuro-protettiva; infatti, potrebbe rivelarsi utile quando si trattano malattie neurologiche poiché protegge le cellule dalla degenerazione. In uno studio sull’Alzheimer si è constatato che il CBD ne ostacolava lo sviluppo.

Gli effetti analgesici del CBD
Un’altra eccellente proprietà del CBD riguarda gli effetti analgesici. Infatti è stato dimostrato che è in grado di inibire la trasmissione neuronale senza causare tolleranza analgesica. Per questo motivo, i ricercatori affermano che il CBD e gli altri cannabinoidi possono essere utilizzati come base per il trattamento del dolore cronico. Sempre in merito alle proprietà benefiche del cannabidiolo in oggetto, è importante sottolineare che recenti studi hanno dimostrato che dosi molto elevate di CBD non hanno effetti tossici negli esseri umani, e che potrebbero essere utilizzate per inibire la crescita delle cellule tumorali.

Il cbd per curare e prevenire
Mentre la maggior parte degli studi si è concentrata sulla comprensione del THC, il cannabidiolo ha nel frattempo mostrato costantemente un grande potenziale per quanto riguarda i suoi usi terapeutici. È importante quindi comprenderne tutte le proprietà in modo che lo si possa usare per aiutare il corpo a vivere in salute e senza fastidiose patologie che poi creano a loro volta stati depressivi e portano persino a mancanza di autostima.

CBD e Cannabis effetti positivi
Il CBD è il principale componente della Cannabis legale (cannabis light o marijuana legale) perciò tutti gli effetti benefici del CBD si applicano all’utilizzo di cannabis light ricca di questo magico componente.

 

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Gli effetti positivi della cannabis light sul nostro cervello. Scopriamoli con Weedy Point

ll CBD o cannabidiolo è un principio attivo che si presta per una vasta gamma di applicazioni terapeutiche che vale la pena conoscere a fondo. A tale proposito, diamo uno sguardo più da vicino a ciò che la scienza ha scoperto in merito ai benefici del CBD sul cervello umano.

Come agisce il CBD sul cervello?
I benefici del CBD sul cervello sono prodotti attraverso vari percorsi molecolari. Sebbene non si leghi realmente con due dei recettori cannabinoidi CB1 e CB2, agisce attraverso diversi canali indipendenti dagli stessi recettori. Il CBD migliora e inibisce l’azione legante di alcuni di questi accoppiati alle proteine, e si rivolge a un recettore specifico della serotonina del tipo 1A. La sua affinità con questo recettore è associata a molte proprietà terapeutiche del CBD. Gli effetti neurologici unici del CBD offrono sollievo e nel contempo evitano il rischio di rilascio di ormoni come il cortisolo, che è responsabile del metabolismo e delle reazioni allo stress e dell’ossitocina che influisce sul comportamento sociale. I recettori della serotonina influenzano anche l’umore, la cognizione e l’appetito di una persona.

Benefici del CBD sul cervello
Altri benefici del CBD sul cervello sono: migliorare l’attivazione dei recettori della serotonina 1A ( effetto che supporta la teoria di come il CBD impedisca determinati problemi e disturbi come il dolore neuropatico, l’ansia, la depressione, la schizofrenia e la nausea da chemioterapia). Il CBD si lega anche ad altri recettori TRPV1 che sono chiamati vanilloidi, e quindi consente di ottenere un effetto terapeutico soddisfacente. I TRPV1 svolgono un ruolo nella termoregolazione nell’infiammazione e nella percezione del dolore. Tra gli altri recettori vale la pena citare quelli attivati dal proliferatore di perossisomi (PPAR) noti anche come “recettori nucleari”, che si trovano sulla superficie del nucleo della cellula e che sono stimolati dal CBD per produrre un effetto antitumorale. Quando si attiva un recettore noto come PPAR-gamma, inizia un effetto antiproliferativo che provoca la regressione dei tumori nelle linee cellulari polmonari.

I benefici del CBD sul cervello possono aiutare gli individui ad affrontare problemi sia fisici che psicologici tra cui:

• Ansia, stress e depressione
• Epilessia
• Qualità del sonno

CBD effetti positivi sull’ansia
Mentre il THC può amplificare gli stati di ansia in alcune persone, il CBD è uno dei rimedi più efficaci, anche in presenza casi gravi. Gli effetti positivi in campo neurologico del CBD in tal caso si possono tranquillamente equiparare a trattamenti a base di farmaci.

CBD effetti sull’epilessia
Un altro specifico studio sui benefici del CBD sul cervello ha dimostrato la sua grande efficacia nel curare l’epilessia e altri disturbi neuropsichiatrici.

CBD effetti benefici sul sonno
La terza proprietà terapeutica del CBD va rilevata anche per quanto riguarda la qualità del sonno. Dal momento che il CBD può aiutare a ridurre l’ansia, a sua volta può servire anche per chi ha difficoltà a conciliare il sonno. Infatti, può aumentarne la quantità complessiva sopprimendo l’insonnia. A un piccolo dosaggio, la CBD induce la veglia e riduce la sonnolenza diurna, ma le dosi massicce impiegate poche ore prima di andare a dormire hanno un effetto equilibrante che spesso porta ad una buona notte di sonno.

Cosa rende il CBD diverso da altri cannabinoidi?
Il CBD, a differenza dell’altro principale principio attivo presente nella pianta della canapa, il THC, non è psicoattivo quindi non induce ad alcun stato di alterazione mentale. L’unica interazione del CBD con il cervello umano porta a un enorme beneficio in presenza di stati d’ansia. Il CBD è noto per avere diverse proprietà terapeutiche, tra cui l’azione neuro-protettiva; infatti, potrebbe rivelarsi utile quando si trattano malattie neurologiche poiché protegge le cellule dalla degenerazione. In uno studio sull’Alzheimer si è constatato che il CBD ne ostacolava lo sviluppo.

Gli effetti analgesici del CBD
Un’altra eccellente proprietà del CBD riguarda gli effetti analgesici. Infatti è stato dimostrato che è in grado di inibire la trasmissione neuronale senza causare tolleranza analgesica. Per questo motivo, i ricercatori affermano che il CBD e gli altri cannabinoidi possono essere utilizzati come base per il trattamento del dolore cronico. Sempre in merito alle proprietà benefiche del cannabidiolo in oggetto, è importante sottolineare che recenti studi hanno dimostrato che dosi molto elevate di CBD non hanno effetti tossici negli esseri umani, e che potrebbero essere utilizzate per inibire la crescita delle cellule tumorali.

Il CBD per curare e prevenire
Mentre la maggior parte degli studi si è concentrata sulla comprensione del THC, il cannabidiolo ha nel frattempo mostrato costantemente un grande potenziale per quanto riguarda i suoi usi terapeutici. È importante quindi comprenderne tutte le proprietà in modo che lo si possa usare per aiutare il corpo a vivere in salute e senza fastidiose patologie che poi creano a loro volta stati depressivi e portano persino a mancanza di autostima.

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Dolori muscolari, la cannabis light può dare sollievo. Scopri di più con Weedy Point

Il CBD contro i dolori muscolari

È una sensazione che conosciamo bene: un dolore intenso, che non ci permette di muoverci come dovremmo. A volte il dolore può essere così intenso da non permetterci nemmeno di alzarci dal letto.

Sentiamo dolore alle cosce, dopo una lunga corsa, oppure alle braccia dopo avere aiutato una persona a noi cara a trasportare alcuni pesi.

Si tratta di ciò che i dizionari medici definiscono come indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata (DOMS, dall’inglese Delayed Onset Muscle Soreness): un fenomeno molto comune, a tratti doloroso, e associato all’esercizio fisico.

Negli ultimi anni, il cannabidiolo (CBD) è stato sempre più impiegato come trattamento per stemperare il dolore provocato dall’indolenzimento muscolare, grazie alla sua efficacia e al suo ottimo profilo di sicurezza.

Dolori muscolari alle gambe e acido lattico

Il dolore che proviamo nei giorni successivi a un esercizio fisico estraneo alla nostra comune routine non è causato da un accumulo di acido lattico, come spesso si tramanda con una falsa credenza. L’acido lattico che il nostro organismo produce mentre compiamo uno sforzo, viene rimosso nelle ore immediatamente successive all’attività fisica.

Il dolore ai muscoli che si avverte nei giorni successivi è, invece, da attribuirsi a una serie di microlesioni delle fibre muscolari. A seguito di queste microlesioni, il nostro organismo reagisce con un processo infiammatorio. È questa la causa del dolore che avvertiamo.

Tra i tanti rimedi che negli anni sono stati impiegati per stemperare questo indolenzimento, il cannabidiolo (CBD) è uno di quelli che, di recente, sta riscuotendo più successo.

Il cannabidiolo provvede al benessere quotidiano della persona. Nel caso della salute e del rilassamento dei muscoli, il CBD permette di ritrovare la distensione e il sollievo, andando a intervenire sui sintomi. Lo sport è utilissimo per rilassarsi, magari già accoppiato al cannabidiolo. La salute dei nostri muscoli è altrettanto importante.

Il cannabidiolo si è confermato, negli anni, un principio attivo capace di ridare benessere e distensione tanto alle persone che soffrono d’ansia (e conseguente irrigidimento muscolare), quanto agli sportivi di una moltitudine di discipline, impegnate a stemperare un fastidioso indolenzimento muscolare.

Oltre a contribuire al rilassamento dei muscoli, il CBD viene utilizzato anche da tutte quelle persone che soffrono di dolore muscolare, anche cronico.

L’azione indiretta antinfiammatoria del cannabidiolo permette alla persona di rilassarsi, distendere la muscolatura e riacquistare la giusta serenità.

5 motivi per cui il CBD è ottimo per gli sportivi

1. Proprietà antinfiammatorie
Il CBD è molto apprezzato ed utilizzato per le sue proprietà antinfiammatorie.

2. Ottimizza il recupero
L’assunzione del CBD al termine dello sforzo fisico può aiutare ad ottimizzare il recupero dell’organismo

3. Proprietà ansiolitiche e muscolorilassanti
Il sonno è il migliore degli allenamenti, e le proprietà ansiolitiche e muscolorilassanti del cannabidiolo possono aiutare a distendere e calmare il nostro sistema nervoso, conciliano un sonno ristoratore e riposante.

4. Il CBD ha proprietà analgesiche
Il CBD ha proprietà analgesiche e può svolgere un’azione positiva verso il dolore, per questo è indicato per persone che soffrono di dolori cronici o malattie infiammatorie, causate ad esempio da traumi sportivi, frequenti in discipline come il rugby o il football americano.

5. Lenire gli stati di ansia generalizzata
Il CBD, così come lo sport in sé, aiuta a lenire gli stati di ansia generalizzata, e l’unione di questi due aspetti permette di ottenere benefici mentali, oltre che fisici, particolarmente efficaci.

 

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Il CBD come rimedio per il dolore. Ce ne parla Weedy Point

Cerchi un rimedio per il dolore? Il CBD è la soluzione.

Che si tratti di dolori muscolari, cronici, acuti, infiammatori o neuropatici. I prodotti di Weedy Point estratti dalla cannabis a base di CBD e CBG sono estremamente efficaci per trattare il dolore.

Come agisce il CBD sul dolore?
Il corpo umano possiede una rete composta da milioni di recettori che interagiscono con i cannabinoidi ricevendo e traducendo le loro informazioni. Questa rete di recettori è il sistema endocannabinoide, che serve a regolare numerose funzioni fisiologiche. Gli endocannabinoidi come l’anandamide (AEA) e il 2 arachidonoilglicerolo (2-AG) sono formati dal nostro stesso organismo. Altro tipo di cannabinoidi sono i fitocannabinoidi che invece provengono dall’esterno.

Il cannabidiolo o CBD è un fitocannabinoide che agisce indirettamente sui recettori di questo sistema, riequilibrandolo quando uno stimolo, come il dolore, lo perturba.

Non agisce in modo specifico in una parte del corpo, ma funge da modulatore dell’intero sistema endocannabinoide, ripristinando l’equilibrio del sistema quando questo è scompensato.

Il dolore è una sensazione che si prova per via di specifiche fibre nervose che trasportano gli impulsi dolorosi dalla periferia al cervello, il quale a sua volta integra e modifica l’informazione dolorosa. Questo sistema è noto come via ascendente del dolore. C’è anche una via discendente del dolore, che invia segnali dal cervello alla periferia portando il messaggio di spegnimento del dolore. Diversi neurotrasmettitori come il glutammato o il GABA intervengono in questi meccanismi.

Il dolore può essere di diversi tipi, tra cui:

Acuto: è improvviso e ha una durata breve relazionata alla sua causa, come un intervento chirurgico, un trauma o un parto. È facilmente trattabile con ifarmaci.

Cronico: è duraturo e continua anche quando la causa scatenante scompare. Può durare anche anni ed in genere è resistente alle terapie. Questo dolore implica uno squilibrio psicologico e può causare anche depressione e ansia. Alcune condizioni che possono provocarlo sono emicrania, cancro, nevralgia, fibromialgia, etc. Un tipo di dolore cronico particolarmente difficile da trattare è quello neuropatico.

Quali sono le indicazioni terapeutiche antidolorifiche del CBD?
Il ruolo della cannabis nel trattamento del dolore è stato oggetto di numerosi studi e si è rivelato utile nella gestione di diverse forme di dolore, prevalentemente refrattarie al trattamento con oppioidi. Il CBD è un composto non tossico, non psicoattivo, con pochissimi effetti collaterali. Molti studi dimostrano l’efficacia del cannabidiolo sul dolore neuropatico. In particolare si è rivelato promettente nei confronti del dolore neuropatico periferico provocato dai chemioterapici. Inoltre la qualità della vita di questi pazienti è spesso inficiata da insonnia, depressione e ansia. Interagendo con i recettori serotoninergici, il CBD è potenzialmente utile nel trattamento di queste comorbidità, migliorando così lo stato di salute dei pazienti e il tono dell’umore. Non è ancora ben chiaro in che modo il CBD eserciti la sua azione analgesica sul dolore neuropatico, ma di certo interagisce con diverse neurotrasmissioni del sistema nervoso centrale. Oltre all’interazione con la serotonina, è stato riportato un suo potenziale coinvolgimento nella regolazione dei recettori dell’adenosina, coinvolti nella trasmissione e la cronicizzazione del dolore.

Il CBD è risultato essere promettente anche per il trattamento del dolore infiammatorio. Infatti in molte condizioni infiammatorie, come l’artrosi, il CBD agisce da antinfiammatorio naturale e ne previene l’aggravamento. In uno studio condotto dall’Università Insubria di Varese è stato evidenziato che l’estratto di cannabis e il CBD possono inibire la produzione di citochine, molecole infiammatorie. Il cannabidiolo agisce inoltre sui processi chimici caratteristici dell’endocannabinoide anandamide, che è legato alla percezione del dolore, e inoltre attiva recettori coinvolti nella trasmissione e la cronicizzazione del dolore.

Oltre alla sua efficacia nel dolore cronico, è stata provata anche la sua sicurezza: in uno studio pubblicato sul Journal of Pain riguardante la sicurezza a lungo termine del consumo di cannabis medica da parte dei pazienti affetti da dolore cronico si è visto come questa abbia un profilo di sicurezza ragionevole.

L’efficacia del CBD non si limita al dolore cronico neuropatico e infiammatorio, ma è stata osservata anche in molte altre condizioni cliniche, come la sclerosi multipla, l’epilessia, l’insonnia, la schizofrenia, e molte altre patologie resistenti alla terapia farmacologica.

 

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La cannabis light ha effetti antinfiammatori. Scopri di più con Weedy Point

Nel 2019, una ricerca dell’Università di Guelph, in Canada, ha rivelato la grande potenza della cannabis come antinfiammatorio. Secondo lo studio, pubblicato su Phytochemistry, l’efficacia antinfiammatoria deriva dalla presenza nella cannabis di due molecole: la cannaflavina A e la cannaflavina B. I ricercatori hanno portato avanti le scoperte precedenti, che già nel 1985 avevano evidenziato le potenzialità antinfiammatorie della cannabis, sperimentando l’azione della canapa sativa sui ceppi pro infiammatori. I risultati dei test hanno rivelato che le due molecole presenti nella pianta combattono le infiammazioni, riuscendo addirittura a colpire il dolore nel suo punto di origine. La potenza della cannabis come antinfiammatorio è risultata trenta volte maggiore rispetto a quella dell’aspirina. Inoltre, la cannafavina A e B, non hanno effetti psicoattivi e non danno dipendenza.

Altre evidenze scientifiche
Già nel 1985 era stata evidenziata l’efficacia antinfiammatoria della cannabis. Successivamente, numerosi studi hanno indagato le possibili applicazioni dei cannabinoidi in ambito medico e terapeutico, soprattutto a partire dal 2017, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblicò uno studio sul CBD.L’analisi dimostrava le grandi potenzialità del cannabidiolo e lo indicava come non pericoloso, tanto da decidere di non considerarlo come sostanza stupefacente. Dopo questa presa di posizione sono stati tantissimi gli studi scientifici che hanno iniziato ad analizzare la cannabis terapeutica e in particolare il CBD, come potenziali sostituti di antidolorifici e antinfiammatori. Uno studio del 2018 citava recenti meta-analisi che esaminavano l’uso della cannabis medica nel dolore cronico e fornivano diverse prove dell’attività analgesica e antinfiammatoria dei cannabinoidi. Poi, nel 2019, i ricercatori dell’Università dell’Insubria di Varese, in Italia, avevano nuovamente studiato le possibili applicazioni della cannabis terapeutica e in particolare del CBD nel trattamento di alcuni sintomi. I risultati ottenuti dai ricercatori italiani supportavano l’uso dei cannabinoidi “per arginare l’infiammazione”, confermando l’utilità della cannabis come antinfiammatorio. Nonostante la necessità di approfondire l’argomento con ulteriori studi, le ultime evidenze scientifiche sembrano dimostrare l’efficacia della cannabis e del CBD come antinfiammatorio.

Gli effetti collaterali dell’ibuprofene
Gli studi effettuati sui cannabinoidi, oltre a dimostrare la potenziale azione antinfiammatoria e antidolorifica, hanno messo in luce anche la rarità di possibili effetti collaterali derivati dall’utilizzo della sostanza. Stando agli studi clinici effettuati, il CBD sembra infatti essere ben tollerato e sicuro per i pazienti che ne fanno uso. Al contrario, l’ibuprofene, principio attivo alla base dei FANS (farmaci anti infiammatori non steroidei), largamente usati per il trattamento di dolore e infiammazione, presenta effetti collaterali molto importanti. Come precisa il sito dell’Istituto Superiore della Sanità, gli effetti collaterali più frequenti dell’ibuprofene includono nausea e vomito, diarrea o stitichezza e cattiva digestione. In casi più rari, però, possono manifestarsi anche vertigini, alta pressione, edema, gastrite, ulcera, alterazione della funzionalità renale e sanguinamento. Per questo, i cannabinoidi potrebbero rappresentare un’alternativa efficace e ben tollerata nel trattamento del dolore e delle infiammazioni, soprattutto nelle problematiche croniche, che richiederebbero la somministrazione prolungata di FANS.

 

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La cannabis light influisce positivamente sulla salute delle ossa. Scopri di più con Weedy Point

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della densità ossea. Questa patologia è causata da diversi fattori, tra cui invecchiamento, fumo, alcuni farmaci, sedentarietà e variazioni ormonali legate alla menopausa. Dal momento che il SEC influisce sul rimodellamento delle ossa, gli scienziati considerano questo sistema come un potenziale obiettivo terapeutico per la gestione della malattia.

Come accennato in precedenza, l’attivazione del recettore CB2 stimola un aumento della densità ossea. Quindi, i cannabinoidi che interagiscono con questo recettore potrebbero contribuire a trattare l’osteoporosi. Tuttavia, il discorso diventa più complicato quando si osservano i vari cannabinoidi, e i rispettivi meccanismi d’azione.

I principali endocannabinoidi prodotti dal corpo umano (anandamide e 2-AG) interagiscono sia con i recettori CB1 che con i recettori CB2. Ad ogni modo, l’anandamide si lega anche al TRPV1, un recettore associato alla riduzione del tessuto osseo.

Quando si parla di cannabis terapeutica, l’interesse scientifico si concentra soprattutto su THC e CBD. Il THC si lega ai recettori CB1 e CB2, mentre il CBD si lega al TRPV1 ed aumenta i livelli di anandamide nell’organismo. Tutte queste molecole generano effetti diversi tra loro, che potrebbero risultare sia positivi che negativi per il trattamento dell’osteoporosi.

Tuttavia, un altro cannabinoide potrebbe rivelarsi decisamente più efficace. Il terpene-cannabinoide beta-cariofillene si lega direttamente ai recettori CB2, senza attivare né i CB1, né i TRPV1. Per questa ragione, gli scienziati stanno valutando la sua capacità di promuovere l’attività degli osteoblasti e favorire la mineralizzazione delle ossa.

Marijuana ed artrite reumatoide
L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni (strutture che connettono le estremità di due ossa). Sintomi come gonfiore, arrossamento e riduzione della mobilità emergono quando il sistema immunitario non riconosce i tessuti dell’organismo e li attacca come fossero corpi estranei. Questo assalto continuo danneggia il rivestimento dell’articolazione, fino a causare erosione e deformazione dell’osso.

Gli esperti stanno iniziando a considerare i recettori del SEC come obiettivi terapeutici per il trattamento dell’artrite reumatoide. A quanto pare, questo vasto apparato svolge un ruolo fondamentale nei processi fisiologici che causano la patologia ed alcuni componenti del SEC potrebbero attenuare l’infiammazione della membrana sinoviale[2] e la distruzione della cartilagine.

Per comprendere meglio l’importanza del SEC nel trattamento dell’artrite reumatoide, dobbiamo prima analizzare il ruolo dei sinoviociti simil-fibroblasti (FLS). Queste cellule sono le principali responsabili della patologia. Esse “alimentano” la distruzione delle articolazioni, producendo proteine infiammatorie ed amplificando la lesione. È interessante notare che i pazienti affetti da artrite reumatoide presentano una maggiore espressione del recettore CB2 nelle cellule FLS.

Gli scienziati hanno scoperto che attivando tale recettore è possibile ridurre la produzione di proteine dannose. Le attuali ricerche stanno esaminando l’azione dei cannabinoidi su questo interessante recettore. Ad esempio, alcuni studiosi italiani stanno valutando la capacità del beta-cariofillene di limitare i danni alle articolazioni[3] tramite i recettori CB2 e i PPAR (un altro gruppo di recettori del SEC).

Cannabis e fratture
Il SEC regola il rimodellamento osseo, pertanto può influire anche sulla guarigione delle fratture. Una guarigione rapida consentirebbe agli atleti di tornare a gareggiare in breve tempo e ai soggetti anziani di recuperare velocemente la mobilità dopo una caduta.

La ricerca scientifica non è ancora giunta a conclusioni definitive ma, secondo gli esperti, il CBD potrebbe rappresentare un potenziale strumento per la guarigione delle fratture. Questo cannabinoide, privo di effetti psicotropi, non mostra una particolare affinità nei confronti dei recettori CB2. Tuttavia, l’obiettivo è determinare se la molecola possa stimolare la produzione di collagene e, quindi, favorire la guarigione tramite diversi meccanismi d’azione. Occorre comunque valutare in che modo il CBD possa favorire l’espressione dei geni ed innescare un effetto domino capace di supportare la formazione di collagene.

Differenze tra THC e CBD per la salute delle ossa
Per risolvere tale quesito, è necessario svolgere test approfonditi su soggetti umani. Al momento, i cannabinoidi più utili per la salute delle ossa sembrano essere il CBD e il beta-cariofillene. Studi in corso stanno testando miscele di CBD e THC, così come il CBD da solo, in modelli cellulari di guarigione delle fratture.

Probabilmente, in futuro la cannabis ricoprirà un ruolo chiave nella salute delle ossa. Il SEC è profondamente coinvolto nel mantenimento di ossa forti e nelle patologie ossee, pertanto i cannabinoidi sono i candidati ideali per modulare questo importante sistema. Nei prossimi anni, gli studi su esseri umani potrebbero confermare gli effetti delle molecole della cannabis su densità e salute ossea.

Weedy Point  informa che ha provveduto ad abbassare i prezzi delle sue migliori selezioni, mantenendo invariata la qualità delle genetiche, per dare la possibilità a chiunque di provare e gustare le migliori scelte.

 

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Artrite, la cannabis light può essere un rimedio. Scopri di più con Weedy Point

La cannabis può avere effetti antinfiammatori nei malati di artrite reumatoide. È la conclusione a cui è arrivato un gruppo di ricercatori dell’University Hospital di Duesseldorf (Germania), che ha condotto uno studio, pubblicato lo scorso settembre, in cui viene analizzato l’effetto del cannabidiolo (CBD) sui fibroblasti sinoviali dell’artrite reumatoide (RASF).

I fibroblasti sono delle particolari cellule presenti nella membrana sinoviale, un sottile tessuto connettivo, che riveste internamente le articolazioni. Il cannabidiolo, invece, è un cannabinoide naturale presente nella cannabis sativa, che non provoca effetti inebrianti, attribuiti al THC. Il CBD aveva già dimostrato precedentemente di portare benefici nell’epilessia e alcuni studi effettuati sui roditori con artrite indotta hanno confermato gli effetti analgesici del componente della cannabis. In queste ricerche, però, non era stato identificato il meccanismo di azione del CBD, dato che è in grado di legarsi a vari recettori ed enzimi.

La ricerca ha incluso 40 pazienti affetti da artrite reumatoide, precedentemente sottoposti a intervento chirurgico di sostituzione dell’articolazione del ginocchio. In questi pazienti, gli studiosi tedeschi hanno analizzato l’effetto del CBD sulla vitalità e sulla produzione di citochine nei fibroblasti sinoviali dell’artrite reumatoide (RASF). Lo studio dimostra che il principio attivo della cannabis riduce la vitalità cellulare e la produzione di RASF, che sono uno dei principali autori della distruzione articolare nell’artrite reumatoide dato che, come spiegano i ricercatori, “secernono citochine pro-infiammatorie ed enzimi degradanti la matrice”.

Precedentemente, i ricercatori avevano identificato il ricettore transitorio TRPA1 come bersaglio terapeutico, dato che anche il CBD si lega a questo recettore. “Abbiamo ipotizzato- spiegano gli scienziati- che il CBD abbia effetti dannosi sulla vitalità cellulare, il che potrebbe spiegare in parte il suo meccanismo d’azione nei siti di infiammazione”.

Non solo. I ricercatori, infatti, hanno dimostrato anche come il CBD sia in grado di influenzare i livelli di calcio intracellulare. “La potenza del CBD è stata migliorata dalla preincubazione con TNF per 72 ore . In queste condizioni, i livelli di calcio intracellulare erano significativamente aumentati rispetto al RASF non trattato”.

Dallo studio emerge che uno dei principali principi attivi della cannabis “possiede un’attività antiartritica e potrebbe migliorare l’artrite mirando ai fibroblasti sinoviali in condizioni infiammatorie”. Di conseguenza, il CBD potrebbe rivelarsi utile come trattamento contro l’artrite reumatoide.

 

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